La ratio del progetto Beteyà
La ratio del progetto Beteyà

La ratio del progetto Beteyà

Beteyà è l’impresa multicolore per integrare e creare lavoro! Lo scopo è creare un contratto di rete tra le realtà del territorio per incentivare l’occupazione giovanile attraverso l’imprenditorialità di un gruppo giovane e fortemente motivato: i migranti e i giovani del territorio.

Il progetto offre un’opportunità per un’attività di natura cooperativa/solidale che punta alla legalità e all’inclusione per i migranti e per i giovani inoccupati, entrambi alla ricerca di una nuova prospettiva di vita nel territorio, per ridurre l’inoccupazione giovanile.

Nel 2016, l’associazione Don Bosco 2000 ha acquisito la gestione di due beni confiscati alla mafia nell’ambito del progetto di SPRAR del Comune di Villarosa per l’accoglienza e l’integrazione dei migranti. Sin dalla fase progettuale è stata chiara la necessità di creare una sinergia tra le realtà locali per la valorizzazione delle risorse del territorio per incrementare il valore sociale del bene in nome di integrazione e legalità.

La strategia complessiva del progetto è quella di mettere insieme capitali umani diversi (migranti e italiani) per la realizzazione e la vendita di un prodotto che rappresenta la sintesi tra due diversità culturali come quella africana e quella europea.

L’associazione Don Bosco 2000, capofila del progetto, ha in gestione dal 2016 i due beni confiscati alla mafia nell’ambito del progetto di SPRAR del Comune di Villarosa per l’accoglienza e l’integrazione dei migranti. Sin dalla fase progettuale è stata chiara la necessità di creare una sinergia tra le realtà locali per la valorizzazione delle risorse del territorio per incrementare il valore sociale del bene in nome di integrazione e legalità.

La parte superiore dei due beni (a circa 200 m l’uno dall’altro) è adibita a struttura abitativa di accoglienza ma gli ampi locali del pianterreno (ex stalle e magazzini) sono inutilizzati e sono oggetto dell’intervento del progetto. La zona è caratterizzata da un tessuto socio-economico critico per le attività della criminalità mafiosa e la crisi economica. La città ha vissuto un lento spopolamento demografico, con un calo del numero delle famiglie ed un invecchiamento della popolazione.

Recenti dati ISTAT riferiscono di 4937 abitanti al 31/12/2015 (erano 5680 al 31/12/2001) e un indice di vecchiaia significativo. L’economia si basa principalmente sull’agricoltura e la pastorizia. La chiusura del settore minerario ha portato disoccupazione ed emigrazione.

Emergono quindi bisogni ed esigenze specifiche.
1. L’esigenza di riscatto legale, con un’attività che dia un segnale forte contro ogni forma di criminalità, riconvertendo i due beni in luoghi dove svolgere un’attività legale e produttiva.
2. L’esigenza di riscatto economico, rappresentata dal rinnovato spirito imprenditoriale e la realizzazione di un nuovo prodotto che apporti redditività al territorio e partecipazione alla creazione di un nuovo brand.
3. L’esigenza di riscatto sociale dei giovani del territorio e dei migranti, attraverso il reintegro di un doppio capitale umano: quello dei giovani villarosani che sono costretti ad emigrare e quello dei giovani rifugiati che vengono accolti.
4. L’esigenza di riscatto culturale e sociale, che necessita di un nuovo modello di integrazione che esuli dai paradigmi dell’accoglienza/assistenzialismo e si muova nella direzione di una strategia di integrazione socio-culturale motivata da un’iniziativa che unisca le forze di chi accoglie e di chi è accolto.

Questi 4 bisogni sono aspetti chiave del contesto nel quale viene proposto il progetto in cui la valorizzazione di un bene confiscato alla mafia si unisce ad un progetto di accoglienza di migranti, come opportunità per sostenere lo sviluppo socio-economico del territorio.

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