18 Dic 2020

La migrazione circolare: un progetto di cooperazione e sviluppo a sostegno dei villaggi africani

Beteyà è da sempre al fianco delle categorie più fragili e sensibile alle cause etico-solidali. La start-up siciliana, d’altronde, nasce grazie al contributo dell’associazione Don Bosco 2000, soggetto partner del brand di abbigliamento uomo-donna, il quale ha come obiettivo quello di promuovere la cooperazione nonché lo sviluppo locale e internazionale attraverso attività di carattere sociale, solidale, educativo e professionale e tramite forme di rilancio economico in Italia e in Africa, nell’ambito dello sviluppo umano. Tra le varie attività in cui Beteyà è coinvolta, c’è anche il progetto di migrazione circolare a sostegno dei villaggi africani in Senegal.

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Il fenomeno della migrazione: tanti giovani africani costretti ad abbandonare la loro terra e le loro famiglie in cerca di fortuna e riscatto sociale

Dal 2011 ad oggi sono stati oltre 750 mila i migranti giunti in Italia e provenienti dall’Africa, perlopiù dall’area sub Sahariana del continente. Molte delle persone giunte in Italia sono ragazzi giovanissimi tra i 16 e i 25 anni che scappano da conflitti bellici o familiari e da fame e povertà in cui versano i loro territori di origine. Per migrare verso l’Europa, molti di loro percorrono viaggi estenuanti e sono tanti i soggetti che vanno incontro alla morte durante il logorante cammino nel deserto o subendo atroci violenze nei Paesi che attraversano. Uno fra tutti la Libia, che oggi versa in una condizione governativa fortemente instabile e dove i migranti che la attraversano, per raggiungere la costa e prendere via mare la strada verso il Vecchio continente, si ritrovano prigionieri di bracconieri e costretti a subire torture e maltrattamenti per mano di trafficanti e miliziani. I più fortunati riescono ad imbarcarsi per l’Italia dove li aspetta una traversata per il Mediterraneo a bordo di piccoli barconi, nella speranza che il loro lungo viaggio possa condurli nei Paesi dell’Occidente e avere così la possibilità di riprendere in mano la loro vita.

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Il sistema di reintegro dei migranti africani nelle terre di origine grazie a progetti di micro impresa nel settore dell’agricoltura sostenibile

L’obiettivo primario di Beteyà, in collaborazione con i suoi stakeholder, è quello di abbattere ogni forma di barriera attraverso azioni di sostegno solidale e attività di rilancio sociale. L’avvio di progetti imprenditoriali consente di inserire nel circuito occupazionale capitali umani di culture differenti, come quelli dei migranti africani giunti nel nostro Paese in cerca di rifugio e protezione. In questi anni Beteyà, assieme all’Associazione Don Bosco 2000, ha adottato il modello di accoglienza dei migranti e intrapreso un processo di migrazione circolare. Grazie a politiche di integrazione e al continuo supporto di prima alfabetizzazione con l’aiuto delle scuole salesiane presenti in Sicilia, è stato possibile avviare il sistema di reintegro nelle loro terre di origine, per mettere a frutto ciò che hanno imparato e appreso in Italia o in altri Paesi europei che li hanno ospitati, attraverso progetti di micro impresa nel campo dell’agricoltura sostenibile. Un processo che, oltre a restituire dignità ai migranti, offre nuove opportunità di rilancio economico e sociale alle popolazioni dei villaggi africani, privi di ogni forma di sostentamento e beni di prima necessità.

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La storia di Seny: una storia di riscatto e solidarietà

Seny Diallo, giovane senegalese classe 1993, è arrivato in Italia nel 2013 dopo un lungo viaggio con il barcone ed è stato accolto dall’associazione Don Bosco 2000 in un percorso di integrazione che gli ha permesso di inserirsi nel nostro contesto sociale. La storia di Seny è un esempio per tutti i migranti che giungono nei Paesi occidentali in cerca di riscatto e ci insegna come sia possibile poter creare forme di collaborazione e cooperazione capaci di generare ricchezza e sviluppo nei territori di loro provenienza. Infatti, a conseguimento di un percorso di formazione, Seny ha deciso di tornare in Senegal nella regione di Tambacounda, in qualità di mediatore interculturale responsabile del progetto di Don Bosco 2000, per aiutare i villaggi di origine attraverso la realizzazione di orti e pollai sostenibili. Grazie al progetto di cooperazione, quindi, è stato possibile realizzare un intero pollaio e la successiva vendita nei villaggi limitrofi, la quale ha permesso di creare occupazione e sostenere le famiglie che oggi vivono in condizioni di povertà estrema.

L’intesa con i giovani migranti, partorita dal progetto a favore della migrazione circolare, è proprio quella di attivare forme di mobilità legale tra l’Italia e i loro territori di origine, dando vita a un nuovo processo che contrasta la migrazione forzata – limitando la tratta di esseri umani – e mette al centro i giovani africani che fuggono da fame e povertà. In questa logica, nasce il migrante cooperante che riveste il ruolo di mediatore e permette di creare un anello di congiunzione tra le associazioni che sostengono la causa solidale nei territori africani e gli stessi abitanti dei villaggi che necessitano di aiuti.

seny pollaio senegal
seny pollaio senegal

La sostenibilità ambientale, infine, è un altro elemento caratterizzante i progetti di micro impresa attivati nei villaggi africani del Senegal e del Gambia. Gli orti sono realizzati scavando pozzi nella savana e alimentati da pannelli solari. L’utilizzo di energia pulita è un altro aspetto che valorizza il progetto di cooperazione e sviluppo in Africa. Acquistando i prodotti di abbigliamento Beteyà sostieni la migrazione circolare e contribuisci a sviluppare progetti di micro impresa a supporto delle popolazioni africane.